il marchese di mores

Il Marchese di Mores: fondò una città negli USA e “anticipò” il fascismo

L’800 è senza dubbio un secolo pieno di personalità uniche, peculiari e dalle biografie incredibili. Tra le più controverse della seconda metà del secolo, ce n’è una legata alla nobiltà sarda: quella del Marchese di Mores Antoine Manca, noto come il Marquis de Morès

Francese ma sardo d’origine, è stato un personaggio caratterizzato da una vita romanzesca vissuta in giro per il mondo. Una vita pregna di avventure, vicende politiche e antisemitismo, che affonda le sue radici a Mores, un piccolo comune sardo. Tracce della sua storia sono rinvenibili in tutto il mondo, specialmente in North Dakota, negli USA, dove fondò piccolo centro.

Chi era il Marchese di Mores?

Antoine Amédée Marie Vincent Manca, più comunemente conosciuto come Marquis de Morès, fu un discendente della stirpe dei marchesi di Mores, quella di don Antonio Manca y Amat, uno dei feudatari più famigerati del nord Sardegna. L’appellativo “De Morès” è indissolubilmente legato al comune di Mores, nel nord Sardegna, luogo nel quale la famiglia fu feudataria.

La storia del Marquis de Morès iniziò a Parigi, luogo nel quale nacque il 14 giugno del 1858. Iniziò in Francia poichè la sua famiglia, in seguito allo scioglimento dei feudi sardi ad opera di Carlo Alberto, riuscì a inserirsi nella vita parigina ed in seguito a quella di Cannes.

Ricevette una buona educazione: a soli 10 anni parlava correttamente l’italiano, il francese, il tedesco e l’inglese. Da giovane intraprese la vita militare ed ebbe tra i suoi commilitoni alcuni personaggi francesi entrati nei libri di storia. Tra essi ci fu anche il maresciallo Petain, celebre per essere stato capo del regime collaborazionista di Vichy durante l’occupazione hitleriana dalla Francia. Tra i suoi amici intimi compare anche il celeberrimo San Charles de Foucauld, religioso, esploratore e studioso della lingua e della cultura Tuareg canonizzato nel 2022, con cui condusse una giovinezza dissoluta.

L’America

In questo periodo, la sua vita inizia ad intrecciarsi con gli Stati Uniti quando conobbe la figlia di un ricco banchiere di Wall Street: Medora Von Hoffmann, che divenne poi sua moglie. Dopo il matrimonio, i due si trasferirono a New York e Antoine venne introdotto dal suocero nel mondo della finanza, acquisendo strumenti utili per la sua futura vita politica in Francia.

Maturò in questi anni la convinzione che negli Stati Uniti il business della carne e del bestiame sia tra i più redditizi e decise, con l’appoggio finanziario del suocero, di investire nel settore. Attratto dalle Badlands, si spostò in North Dakota, luogo in cui iniziò la sua storia imprenditoriale nel campo del confezionamento della carne. In questo territorio, fondò una piccola città che porta il nome della moglie: Medora

Medora è una piccola cittadina tuttora popolata. Nell’abitato, la sua memoria è ben ricordata con una statua in suo onore e un museo, il Chateau De Mores, che fu la sua residenza. Una piccola realtà oltreoceano legata in qualche modo a Mores in Sardegna. Una piccola Mores americana con nomi e personaggi in comune. La parentesi imprenditoriale legata al North Dakota fu favorita dall’aiuto finanziario del ricco suocero, ma si rivelò in seguito fallimentare. Secondo il Marquis de Morès la colpa del suo fallimento era dei suoi più acerrimi nemici: le lobby ebraiche.

La rocambolesca parentesi Asia e l’impegno politico antisemita

Il fallimento dell’impresa americana non fermò il marchese di Mores che, sotto consiglio del padre, partì in viaggio in India. Iniziò la sua parentesi asiatica, che dall’India lo portò poi in NepalHong Kong, ma soprattutto nella penisola indocinese. Nell’attuale Vietnam, all’epoca colonia francese, il De Morès intravide una nuova opportunità di investimento: costruire una rete ferroviaria strategica che arrivava sino al Golfo del Tonchino. Investì una cospicua quantità di risorse, ma a un certo punto della storia trovò l’opposizione del ministro francese delle colonie. Anche stavolta la colpa ricade sui capri espiatori del caso: gli ebrei e sulla massoneria.

Il suo astio nei confronti degli ebrei salì esponenzialmente ed il suo impegno politico, nel contesto della Terza Repubblica, avrà come oggetto l’antisemitismo, di cui divenne un acceso attivista.

Seguono candidature politiche, accesi dibattiti, vicende politiche e duelli, tutto sotto il l’ombrello dell’antisemitismo. Durante la sua dura campagna antisemita, affiancò l´inquietante e oscuro ideologo Édouard Drumont, autore di “La France Juive”, una delle più violente opere antisemite. Arrivò a scontrarsi con la comunità ebraica a più riprese, al punto da uccidere un ufficiale ebreo che gli costò una condanna. 

Dopo il carcere, il suo odio contro gli ebrei non si fermò, ma evolvette assumendo dimensioni più ampie. Si assiste ad un Antoine che prende contatti con la Chiesa e che si reca a Roma con seguendo un disegno ben preciso per combattere il mondo ebraico. Il suo intento fu quello di coinvolgere la Chiesa cattolica per la costruzione di un asse tra la Francia e il mondo islamico radicale. Tale disegno aveva un contorno anti inglese a causa degli appetiti coloniali in Africa. Tratti comuni riscontrabili, facendo le dovute proporzioni, nel fascismo di Mussolini.

L’esigenza di ritornare in Sardegna e la morte in Tunisia

Per attuare il suo piano, approdò in Tunisia, poi in Tripolitania e in Algeria dove alimentò ancora una volta la sua campagna antisemita. Fu ucciso dai Tuareg nel 1896, a soli 38 anni, prima di partire per la personale avventura coloniale che avrebbe dovuto portarlo ad allearsi con il fondamentalismo islamico.

Prima delle vicende africane, ove troverà la morte, sentì il bisogno di ritornare in Sardegna, la sua terra d’origine. Accolto dai maggiorenti locali, il marchese di Mores soggiornò a MoresSassari Thiesi godendo delle vecchie prerogative feudali.

Un antisemita “precursore” del fascismo

La Francia della Terza Repubblica era probabilmente uno degli ecosistemi dell’epoca più gravidi di antisemitismo. Pagine clamorose di quella storia, prime fra tutte l’affaire Dreyfus, sono la testimonianza che l’antisemitismo non fu un’invenzione nazista. Tutt’altro. Parliamo di un personaggio carismatico, in grado di generare consenso attorno alla sua persona, descritto da giornali dell’epoca come il Corriere della Sera come una vera e propria “star dell’antisemitismo”. Uno degli attivisti di punta dell’epoca.

E’ stato uno dei precursori del fascismo. Si colloca infatti tra George Sorel, Maurice Barrès e Reneé Quinton. Organizzò tra le prime associazioni nazionalsocialiste nelle periferie parigine, “Mores et ses amies”, un vero e proprio fascio che univa nazionalismo, socialismo, antisemitismo e azione diretta. Numerosi furono infatti gli episodi di pestaggio e attacchi alle sinagoghe perpetrati da questo gruppo, mediante l’utilizzo di manganelli, come le squadracce fasciste. In questo contesto, che ricorda tanto il ventennio fascista, il De Morès fu il primo ad utilizzare il termine “fascio”, anticipando Mussolini di decenni. Nel 1894 pubblicò “doctrine du faisceau”, una pubblicazione nella quale venivano esposte le sue idee riguardo un socialismo nazionalista che aveva come base l’antisemitismo. Nonostante il fascismo italiano non ebbe radici antisemite, la parola “fascismo” invece pare averle.

Le analogie tra il De Mores e i dittatori del ‘900 sono spaventose sia per quanto riguarda gli ideali che la terminologia. Ma non solo. I comportamenti che Antoine era solito assumere possono essere definiti proto-hitleriani e tipici del fascismo: dalla postura al modo di fare, sino al modo di parlare (usando frasi come “me ne frego!”).

La vita del marchese di Mores è stata ricostruita meticolosamente dal Prof. Antonio Areddu in un libro frutto di una ricerca archivistica formidabile intitolato “Vita e morte del marchese di Mores Antoine Manca”.

A cura di Ettore Farris

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